Mi sono trasferito qui. Scusate il disagio.
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Non Conosco chi si “nasconde” dietro il nick Mozartiano, o se addirittura questo sia il cognome della persona che ha scritto, in tal caso, posso garantire che non lo conosco.
Si vede da quello che scrive che è armato di buoni sentimenti e concreta voglia di far rispettare la nostra professione.
Purtroppo, IO NON CI CREDO.
Vado a spiegarmi: Anche lui nel suo articolo dice che il motivo per cui non si è passati a pagare in base allo spazio occupato dalla foto lo si deve attribuire alla mancanza di convinzione da parte di fotografi ed agenzie, con le quali gli editori erano d’accordo.
Nel ribadire che MOLTE AGENZIE, hanno remato e remano CONTRO gli interessi di noi fotografi, (vorrei sapere cosa sarebbero le varie agenzie che si camuffano dietro grandi nomi, o grandi apparenze, se non ci fossero i fotografi) chiedo come sia possibile secondo Mozartiano, che ripeto rispetto perchè si vede che è di buoni intenti, cambiare la situazione?
Porto un esempio fresco fresco, appena capitatomi: Un amico fraterno, giornalista (di penna) mi ha chiamato perchè lui ha iniziato una collaborazione con un giornale free press.
Non uno di quei giornaletti di due pagine, bensì un giornale serio, con molte pagine ed un gruppo di persone importanti alle spalle. Mi ha chiesto se fossi disposto a creare il loro archivio fotografico. Insomma avrei dovuto armarmi di macchina fotografica ed obiettivi, andare in giro per la città e scattare foto del traffico, dei palazzi della politica, posti di blocco, polizia, etc etc. Ho detto, si, beh parliamone, quante foto vogliono, in quanto tempo, e quanto pagano?
Vogliono 1500/2000 foto, il tempo lo decidi tu e ti danno 3 euro a foto…
Ti chiederai cosa ho risposto? Se te lo chiedi, non avrei motivo di scriverti questa lettera, comunque ho detto NO!
Tant’è che sono fermo a casa da 15 giorni pur di non fare questo lavoro. Ed alle insistenze del mio amico, che mi diceva che era un modo per fare cassa subito ho risposto: tu consiglieresti ad una ragazza che ha bisogno di soldi per gli studi o per qualsiasi altra cosa, di andare a fare la puttana per fare cassa subito? e lui, perchè questo è fare la puttana? CERTO…
Un altro giornale, col quale ho collaborato 6 mesi, da febbraio 2007 non mi paga 3 fatture per un totale di 1130 euro, cosa dici… le cambiamo le cose?
E poi Mozartiano continua… “Noi non siamo bottegai e non vendiamo patate o formaggini, noi vendiamo arte ed informazione e pretenderemo che le nostre immagini vengano pagate sia per l’importanza che hanno, sia per lo spazio che occupano nei giornali, nei libri ed in genere nella carta stampata e nel web”. Vedi, dice pretenderemo, futuro, non è convinto neanche lui che ce la si possa fare… A mio avviso è una battaglia persa, perchè noi fotografi siamo una categoria troppo individualista, pensiamo troppo al nostro orticello e non guardiamo al domani se non magari al nostro inteso come individuo.
E poi anche se si dovesse raggiungere un accordo con gli editori, vuoi sapere che penso? Che pagherebbero 1 euro per una foto 3×4, 3 euro per una 5×6, 6 euro per una 8×10, 10 euro per una 10×15, 15 euro per una 13×18, 20 euro per una 20×25 ed il gioco è fatto: abbiamo raggiunto la quota che paga attualmente repubblica per le foto, o giù di li.
Photographer poi, ha navigato attraverso le gallerie fotografiche del sito di Repubblica senza trovare le firme sotto le foto. Addirittura invita tutti noi a rivolgersi allo studio legale di Potere Fotografico se qualcuno si ritiene danneggiato da questo atteggiamento.
Sì, mi sento danneggiato, e non poco, ma ho ormai perso le speranze.
Se penso che anche le foto formato icona sono firmate nei giornali americani, mi viene da piangere se penso che certe cose qui non possono accadere perché gli editori sono dei…
Allora, chiudo dicendo che il problema in Italia è che il fotogiornalismo non è tutelato. Come in molti altri settori, vedi l’abusivismo edilizio, la spazzatura in Campania, e tanto altro, le leggi ci sono e non vengono applicate. Se si pensa che è obbligatorio accompagnare una foto con il crediti e non lo si fa mai, allora capisci qual è il problema e se poi ci si aggiunge che abbiamo un ordine dei giornalisti che tutela, quando si ricorda, solo i giornalisti che scrivono e non quelli che fotografano, hai chiuso il cerchio.
Inoltre, i tariffari l’ordine dei giornalisti ce li ha anche per le foto, li aggiorna ogni anno, ma non li fa rispettare.
Che dire, siamo nella fogna fino al collo, e per questo sono dispiaciuto ed arrabbiato.
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The VII NETWORK photographers are: Eric Bouvet * Jessica Dimmock * Tivadar Domaniczky * Balazs Gardi * Benjamin Lowy * Stephanie Sinclair * Donald Weber
Se (anche tu) sei costretto a Milano e se (anche tu) non sei un granché interessato alla pletora di mostre di arte erotica che da qui a poco inaugureranno la scena cul-turale meneghina, allora potresti fare un salto al Palazzo dei Giureconsulti a vedere Acrosstime, una selezione di cento fotografie dei reporter dell’ANSA per ricordare l’anno appena trascorso e cogliere i segni di quello che sta cominciando.
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Succede che il mio amico Antonino, da oggi più semplicemente il pasionario del fotogiornalismo italiano, scriva a una trasmissione radio in onda sulle frequenze di RAI Radio Uno e che i conduttori del programma lo liquidino con un paio di battute svogliate e qualunquiste. E già, perché qui tutti sono ben disposti a fare la gavetta (come i due suggeriscono), ma nessuno ha voglia di farsi prendere per i fondelli (né dagli editori, nè dai conduttori radiofonici). La puntata si può scaricare qui (dal minuto 12 lo sproloquio dei due).
Voglio dire, è importante avere delle certezze. E Magnum dovrebbe essere una certezza nel panorama del fotogiornalismo di qualità. Di che scrivo? Beh, intanto della questione degli alberi di Natale. In secondo luogo dell’autocritica che John Vink (da oltre 10 anni full member di Magnum) fa a proposito della sua stessa agenzia (non ci volevo credere, i fotografi sono così AUTOREFERENZIALI, in termini elegiaci, s’intende!). Infine, mi riferisco a quest’ultima notizia. Che gli aficionados dai portafogli (e paraocchi) gonfi si consolino : rimane pur sempre il workshop a Oslo. Sono soli 1650 $ esclusi viaggio e albergo, via!
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Il 2007 sta per finire ed ecco arrivare le migliori foto dell’anno secondo ANSA, AP, Reuters, Vanity Fair, PopPhoto.com (che mi sembra pagare un eccessivo tributo a VII e Redux, di cui include due immagini di cronaca politica assolutamente “normali” per chi conosce questo mestiere), Slate (in collaborazione con Magnum), NYTimes e TIME.
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E’ nata JumperTV, prima televisione italiana dedicata ai fotografi professionisti. Un progetto ancora in versione beta, ma sicuramente molto interessante.
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Le cose possono andare, appunto, anche molto peggio: tanto è vero che, secondo l’autorevole TIME solo il 20.8 % dei fotografi (americani: da noi il dato diminuirebbe considerevolmente) è soddisfatto del proprio lavoro. Anche i baristi sono più felici dei fotografi. O i fornai, gli autotrasportatori, i contadini…
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Sempre dal sito dei Fotoreporter Professionisti Associati, ecco una lettera inviata una settimana fa (a cui non è seguita risposta) ai Direttori del manifesto e di Carta.
Gentili direttori,
Vi scriviamo per segnalarvi uno spiacevole problema che si è verificato con le testate -“Il Manifesto” e “Carta”- che dirigete: succede che il fotografo a nome xxx xxx sta collaborando con i vostri giornali a titolo gratuito ovvero fornendovi gratuitamente la copertura fotografica di avvenimenti vari (soprattutto manifestazioni politiche) con ciò ledendo non solo gli interessi di tutti i fotografi che con le vostre testate da anni abitualmente collaborano ma anche e soprattutto la dignità e la professionalità del loro lavoro. E forse anche del vostro. Interpellato in proposito, il signor xxx xxx ha risposto che per lui regalarvi il suo lavoro è una forma di sottoscrizione. E’ una concezione un po’ singolare sia del lavoro che della sottoscrizione. E’ anche una ben strana procedura professionale. Noi crediamo che la procedura più corretta (data anche la forte caratterizzazione etica dei vostri giornali) dovrebbe essere che le vostre testate acquistino regolarmente le foto dal signor xxx xxx , il quale potrebbe poi a sua volta staccare un assegno di equivalente importo a titolo di sottoscrizione. Certi del vostro interesse e di una pronta risposta positiva vi inviamo.
Cordiali saluti
Giuseppe Giglia
Presidente FPA
Fotoreporter Professionisti Associati
Le cose stanno così. Anzi, molto peggio, c’è da fidarsi.
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Riprendo in toto una segnalazione dal sito della FPA:
Per quelli che vogliono farsi quattro risate
Per quelli che non soffrono di cuore
Per quelli che non ci credono
Per quelli che sono capaci di immaginare il giorno in cui le foto saranno pagate così…
Ecco a voi…il tariffario dell’ Ordine dei Giornalisti
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Segnalo tre iniziative che trovano nel mondo dell’infanzia un minimo comun denominatore: intanto è stata premiata come UNICEF Photo of The Year 2007 la foto della sposa bambina scattata in Afghanistan dalla bravissima Stephanie Sinclair: qui tutti i dettagli e le altre fotografie premiate.
Vista dal Basso è invece un’iniziativa che coinvolge ogni anno decine di bambini di Bari Vecchia, il centro storico del capoluogo pugliese, che armati di macchinette usa e getta fotografano il mondo che li circonda. Il risultato è un maxi racconto per immagini di uno dei quartieri più autentici e discussi di tutto il Meridione.
Infine, fino al 11 gennaio sarà in mostra presso lo spazio The Photographers a Milano il Premio Fotografico A Better World: le fotografie esposte sono in vendita e il ricavato va a sostegno di Fotografi Senza Frontiere, una ONLUS che organizza laboratori fotografici in aree depresse del mondo (Nicaragua, Palestina, Sahara), andando a istruire i bambini e i ragazzi del luogo, iniziandoli alla Fotografia.
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Men at work. Come scrivono in autostrada. E’ cool.
offline:baghdad (not another film festival) sarà a Milano tra il 13 e il 16 dicembre; ecco una recensione dell’evento nelle parole di Giuliana Sgrena.
Per dimostrare che Canon non è il Male, vorrei segnalare il sito del CPN, molto ricco di contenuti e in particolare il lavoro dell’italiano Marco Di Lauro, fotogiornalista già AP e ora Getty Images. Di Lauro ha documentato l’attività dell’ospedale militare da campo britannico di Camp Bastion, nella provincia di Helmand, dove viene curato personale ISAF ma anche un consistente numero di civili afghani. Il reportage è qui.
In America certe cose contano. L’immagine, in primo luogo. Come nel caso di una pubblicità cartacea apparsa sullo scorso numero di Newsweek, in cui Canon - nel presentare una seire di ottiche - ricorda ai lettori la sua sponsorizzazione dei fotografi NFL. Nella foto che si può apprezzare qui sotto, però, qualcosa non torna. Io non sapevo che nei tele il vetro della lente si spingesse fino alla fine del paraluce. Infatti non lo fa: una rappresentazione realistica di quei tele è data dalla seconda fotografia qui sotto. La foto è stata manipolata palesemente per … non lo so perché. Maggior appeal dell’immagine? Forse. Il fatto è che Canon ne sta uscendo un po’ con le ossa rotte, soprattutto sui forum americani popolati da fotografi (sportivi e non) in cui l’opinione dominante ritiene che falsificare l’attività di chi di mestiere dovrebbe riportare la verità dei fatti non è etico.


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Naqoyqatsi goes international. Infatti ho appena ricevuto una e mail transcontinentale dalla Sig.ra Laura Manganaro, autrice delle fotografie di cui scrivevo nel post precedente a questo. Ecco il testo, al quale non mi sento di rispondere se non con un sentito ringraziamento per le delucidazioni che la Sig.ra si è disturbata a offrirmi:
non siamo nati tutti fotografi….
Greetings from Kuala Lumpur!!!
Mi capita di leggere il tuo autorevole commento su quel poco di insulsa soddisfazione che ho ricevuto spedendo le foto che ho fatto domenica durante la manifestazione di Kuala Lumpur.
Ne ho spedite 40, ne hanno messe 20, a mio avviso ce ne erano di migliori ma non importa, a me bastava documentare con quel poco di fotocamera digitale che ho.
La carica di polizia c’era, i lacrimogeni e l’acqua chimica sparata a bruciapelo sulla gente pure, ma questo tu non lo sai perche’ non c’eri.
Devastazione della british high commission non c’e’ stata per nulla, i manifestanti non sono riusciti nemmeno a vederla col binocolo, in quanto appena raggiunto il punto di incontro sono stati tutti dispersi dai “truci agenti malesi in assetto da ordine pubblico”.
Meglio documentare male qualcosa che non avresti mai saputo che non documentarla affatto.
Ma quella sottile ironia nel fotografare un gruppo di agenti in tenuta anti sommossa che mi sorride e si mette in posa, mentre fuori dal quel camioncino i loro colleghi stanno palesemente compiendo un atto di razzia, non l’hai colto????
Peccato!
Ciao!
I commenti a questo post sono attivi.
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Come al solito, anche questa mattina do uno sguardo ai maggiori canali di informazione online e - sorpresa sorpresa - Repubblica.it attira la mia attenzione con un bel box dal titolo IL FOTORACCONTO Kuala Lumpur, scontri in piazza, gli scatti realizzati da una lettrice. I primi brividi iniziano a scuotermi non appena scorgo il riferimento all’autorevolissima fonte del servizio, manifestazione dell’imperante giornalismo partecipativo tanto in voga oggigiorno. Ma non esser prevenuto, mi dico, fai click e guarda di che si tratta. Faccio click e vengo reindirizzato a questa galleria, dove la precisa didascalia mi ricorda che si tratta di una
protesta all’ombra delle famose Petronas Twin Towers organizzata da un’associazione di tutela per i diritti degli indiani [...] Anche se con origini pacifiche, la protesta è sfociata negli scontri. Le foto di questa galleria sono di Laura Manganaro.
Scontri, già. In effetti si notino: la devastazione ai danni della British High Commission; le repressive cariche di polizia; i truci agenti malesi in assetto da ordine pubblico; le barricate dei sediziosi; il panico della folla che scappa dai luoghi degli incidenti cercando la salvezza.
Questa si che è informazione.
Da qualche giorno questa pagina riceve con sempre maggior frequenza delle visite dalla Bosnia; senza dubbio deve essere uno dei Carabinieri dell’IPU o dei militari dell’Esercito conosciuto durante il mio soggiorno a Camp Butmir 2, il mese scorso. Dovrei ringraziarli uno per uno, per avermi sopportato (!) e aiutato a comprendere la difficile situazione del Paese. La Bosnia è l’incarnazione di un orrore passato e non ancora sopito; attorno a Sarajevo si stende un tappeto di cimiteri e si ha l’impressione che lì non si morisse, prima della guerra. Tutte le lapidi, a parte poche eccezioni, riportano le stesse date di morte. Gli anni del conflitto, appunto: è una sensazione aberrante. Sono stato a Srebrenica durante un warm up, una specie di “gita” che i militari compiono in varie zone del Paese per prendere contatto con la popolazione e la realtà del territorio. Il Memoriale di Potočari che commemora il genocidio del luglio 2005 non mi ha impressionato. Le migliaia di steli disseminate nel campo non mi hanno smosso. E’ un giardino, tutto ordinato, pulito, asettico. Ricordo che quando sentii una certa cosa a Yad Vashem per poco non vomitai. A Potočari no. Ciò che mi ha veramente colpito è l’esposizione permanente delle fotografie di Tarik Samarah. Queste.
Fatto: domenica 11 Novembre due fotogiornalisti vengono picchiati da alcuni ultras durante i disordini di piazza seguiti alla sospensione di Roma-Cagliari. A uno di loro viene anche rubata l’attrezzatura.
Questa è chiaramente una non notizia, ragion per cui solo grazie a una serie di mail e di forward vengo a conoscenza del suddetto fatto, ma soprattutto dello sfogo di un collega, che ho deciso di copiare qui sotto (non nella sua interezza):
Il fatto si commenta da solo ed è tanto più grave considerando l’attuale stato delle cose e il bassissimo livello del settore editoriale in Italia, dove per guadagnare 12 (!!!!) merdosissimi euro per una prima pagina nazionale su uno qualsiasi dei maggiori quotidiani che tanto continuano ad autocelebrarsi per il loro così importante e imprescindibile ruolo nel campo dell’informazione. Sono ancora convinti di rendere effettivamente un servizio alla collettività quando, anche a causa loro, questa collettività legge sempre meno soprattutto se comparata a quelle dei nostri fratelli europei. Intanto noi si continua a spaccarci la schiena, correre rischi inutili e scendere a enormi compromessi per tirare avanti la carretta. Demoralizzante. Incivile. Non professionale.
“We should arm groups willing to conduct terrorist attacks in Iran. Because it’s not that all terrorism is bad and morally reprehensible. It’s only bad when it’s the wrong kind of terrorism. I’m sure nothing bad could happen if we arm good terrorists”
Fonte: FOX Attacks
[...]
AAA prestigiosa agenzia fotogiornalistica di chiarissima fama internazionale cerca candidat* per tirocinio (beh internship è più à la page, nda) presso sua sede parigina periodo seconda metà novembre 2007 | seconda metà febbraio 2008, full time, richiesta precisione organizzativa, motivazione, flessibilità, conoscenza ambiente Mac, Photoshop e scansioni.
L’internship si intende non retribuita.
Chi fosse interessato può scrivere a nick@viiphoto.com
Fonte: Lightstalkers
Non ti rimborsano nemmeno un Ticket Restaurant. Nemmeno un biglietto della RER. Tristezza.
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Oggi un ufficio stampa mi ha inviato questa email:
Anonimo
è LA STAMPA, BELLEZZA! Manuale di sopravvivenza per chi scrive sui giornali e chi li legge
isbn 978 88 88774 52 7 pagg. 254 euro 10,00
Ha il tono ironico e disincantato di un giornalista che da 20 anni vive nelle redazioni di giornali. Che conosce perfettamente i meccanismi che governano la stampa italiana e che ha visto da vicino centinaia di giornalisti. In questo libro desordio ne mette a nudo i tic, le manie e difetti. Divertente fino alle lacrime, “è la stampa, bellezza!” ha la forma di un manuale per i giovani che vogliono diventare giornalisti introducendoli in un mondo che nessuno ha mai avuto il coraggio di spiegare dal di dentro. Ecco perché sono i lettori di giornali i veri destinatari del saggio che finalmente possono conoscere i meccanismi che stanno dietro alla pubblicazione (o no) di un articolo, di una foto, di uninchiesta.
“è la stampa, bellezza!” de-sacralizza i prodotti editoriali e chi li fa spiegando, per la prima volta senza retorica, cosa succede davvero in una riunione di redazione, la cosiddetta “messa cantata” nel corso della quale i capi dei giornali decidono gli articoli che verranno pubblicati il giorno dopo; come mai alcune notizie non verranno mai stampate; che cosa è un “viaggio merenda”, una “marchetta” (della quale è stata fatta per la prima volta una rigorosa e divertente classificazione in base al genere); un “recall”, di come gli uffici stampa influenzino il lavoro di un giornale e il perché la macchinetta del caffé è uno dei luoghi fondamentali dove il giornale assume la sua fisionomia pubblica. Attraverso 15 Leggi Generali della Redazione, elaborate ad hoc, lautore alza per la prima volta il velo sul meccanismo delle raccomandazioni e delle carriere, del reale potere di un direttore spiegando perché i giornali italiani fanno a gara per trovare notizie vere ma preferiscono stampare quelle verosimili.
LAUTORE è nato e vive a Milano, è giornalista da 20 anni e lavora per una delle più importanti testate italiane.
Insomma, lautore (ma perché non rileggono le mail prima di inviarle a tre zilioni di destinatari?) sputtanerebbe (non è una parolaccia, è un lemma citato anche dal De Mauro!) il Sistema a cui egli|ella stessa|a appartiene facendosi forte di un anonimato tanto odioso quanto meschino. Il tutto lucrandoci sopra. Devo imparare da gente come questa. Caro Anonimo, se ci vediamo in giro e mi riconosci, fammi un fischio… prendo volentieri ripetizioni da te.
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Gary Knight ha comunicato che il norvegese Marcus Bleasdale e il nostro Franco Pagetti sono entrati a far parte di VII. Pagetti, in Iraq dal 2003 per TIME, è pressoché sconosciuto al grande pubblico (di casa nostra), che si limita a una (già) marginalissima conoscenza dei nostri autori. Spero che il suo ingresso in VII abbia una qualche risonanza e che il suo lavoro compaia sempre più sulle pubblicazioni italiane (notoriamente esterofile nella scelta dei fotografi). Qui la sua biografia e una selezione di immagini, mentre qui le sue impressioni sul suo lavoro in Iraq.
Archiviato in: libano
Ogni tanto una buona notizia…
Da oltre un anno alcuni palestinesi, nati in Libano, frequentano corsi di fotografia e video nel campo profughi di Mar Elias, a Beirut. Non avevano una esperienza precedente. La drammaticità dell’esilio non lo permetteva: per scarsità di risorse e di progetti rivolti al futuro. Ogni soldo giunto nei campi era destinato, necessariamente, a risolvere le emergenze del presente, a garantire sopravvivenza. Ma l’intelligenza politica di Stefano Chiarini, e la tenacia di militanti palestinesi e italiani (di “Beit Atfal Assomoud” e “Per non dimenticare Sabra e Shatila”), hanno reso possibile, dall’aprile 2006, un esercizio inatteso nella realtà della diaspora: riprendere la propria vita sospesa.
Gli “Annual courses of Video and Digital Photography” tentano di sostenere uno sguardo critico all’interno della comunità palestinese e verso l’esterno, per interpretare il complesso paesaggio dell’esilio in un Libano minacciato dalle ingerenze occidentali. E oggi hanno bisogno di uno sviluppo ulteriore per diventare permanenti, oltre che utili ad altri giovani. Per questo, dopo la mostra “Beirut, tempo presente” di Roma ed altre iniziative, stiamo raccogliendo fondi attraverso la vendita delle fotografie dei corsisti. Serviranno ad assicurare energia elettrica durante i blackout ricorrenti, a comprare materiale di consumo, altre macchine fotografiche e videocamere. Soprattutto serviranno a mantenere vivo il diritto al ritorno in Palestina.
Le fotografie originali, colore, sono stampate da un laboratorio professionale su carta fotografica (nel formato 50×70 cm) e saranno spedite, contrassegno, in una confezione protetta.
Per info: fotografarelesilio(at)tiscali.it
Fonte: il manifesto
Ti senti un nerd della fotografia e muori dalla voglia di conoscere personaggi del calibro di Ferdinando Scianna, Spencer Platt, Paolo Pellegrin, Denis Curti o Fabrizio Ferri? Facili battute a parte, segnalo un’interessante iniziativa di Canon Italia che avrà luogo a Roma e a Milano fra qualche settimana. Tutte le info qui.
Una risorsa molto utile di cui si usufruisce su WordPress è sicuramente la pagina delle statistiche, che permette di conoscere quali chiavi di ricerca sono state utilizzate per arrivare alla propria pagina. Ebbene, capita di leggere parole chiave come culo porno, gossip tronisti, a un mese dall’omicidio di chiara poggi, esselunga spesa online, temi di cronaca nera… Un paio di giorni fa qualcuno ha cercato prezziario fotografie. Nella speranza che intendesse informarsi sul tariffario, metto a disposizione dello sconosciuto navigatore un link al documento redatto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti nel dicembre 2006. Posso anche provvedere alla stesura di una tabella comparativa e sinottica, che attesterebbe come i prezzi reali siano inferiori dell’80% in media rispetto a quelli ideali.
Se hai una Mark III (beato te, nda) con un numero di serie compreso tra 501001 e 546561, faresti meglio a leggere qui. Potresti avere problemi di autofocus. Pensa a tutto Mamma Canon.
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A quanto pare la settimana scorsa i fotografi che hanno coperto un evento legato al mondo dello spettacolo a Roma sono stati invitati a farlo vestiti di bleu. Per la precisione di un abito elegante possibilmente di colore bleu con cravatta. Una sciocchezza? Neanche tanto, soprattutto se si consideri l’interessante riflessione a firma di Luca Pianigiani a proposito di nuovi mercati e User Generated Content scaturita da questo banale episodio. Qui.
Lo sai chi erano i Khmer Rossi? Si ritiene che il loro leader Pol Pot abbia fatto sterminare 1 milione e 700 cambogiani, suoi concittadini, tra il 1975 e il 1979. Pol Pot aveva fatto edificare una prigione. O meglio, un mattatoio. Si chiama Tuol Sleng. Lì c’era un giovane fotografo, che scattava una segnaletica a ogni detenuto destinato a morte certa. Tuol Sleng compì il suo dovere con certosina precisione, pena la morte. Nei prossimi giorni sarà ascoltato come testimone presso una corte di Giustizia in un processo contro i criminali responsabili del genocidio in Cambogia. Non è imputato, non rischia alcuna condanna. Intervistato dal New York Times, ha dichiarato The duty of the photographer was just to take the picture. Ciò che davvero mi angoscia è leggere He was a craftsman, and some of his portraits, carefully posed and lighted, have found their way into art galleries in the United States. Le sue foto si possono ammirare qui.
E’ nato da qualche giorno Potere Fotografico, portale dedicato ai Fotogiornalisti e alla loro Professione. Concepito da alcuni membri del direttivo del Gadef, (Gruppo Aziende distributori e fotografi), punta a raccogliere i professionisti italiani in uno spazio di lavoro collaborativi.
Una scelta – spiegano gli organizzatori – dettata dalla necessità di una controtendenza rispetto all’uso, troppo spesso visibile nelle riviste e nei siti italiani di settore, di mettere in secondo piano i Fotografi italiani per dare maggiore risalto a quelli di altre nazionalità. Sebbene non si possa negare l’eccellenza di questi ultimi – prosegue la nota - non ci pare possibile continuare a trascurare il lavoro degli oltre 30.000 Professionisti italiani, la cui eccellenza non è certamente inferiore, ma che faticano a emergere a causa soprattutto delle attuali condizioni dell’editoria italiana, alla pochezza di diritti di cui gode la categoria giornalistica italiana, e alla scarsità di iniziative, mostre ed enti di supporto legate all’importantissima professione del Fotogiornalismo sul suolo italiano. Il nostro obiettivo ultimo – spiega Potere Fotografico - è contribuire alla costruzione delle basi per un nuovo Organismo italiano che tuteli, informi e rappresenti la categoria professionale dei fotogiornalisti di fronte alle nuove tendenze del mercato, alle nuove e vessatorie forme di contratto, allo stagnare dell’editoria, alle nuove prospettive rappresentate dalle tecnologie, all’inadeguatezza degli attuali diritti d’ autore, all’ingerenza delle multinazionali.
Fonte: LSDI
Glissando sulla scelta del nome, forse non troppo felice, credo che sia una iniziativa non di poco conto. Che si stia muovendo qualcosa?
Il mio amico Alessandro Grassani ha vinto la menzione speciale Vanity Fair alla quinta edizione del premio Attenzione Talento Fotografico FNAC; il suo reportage Viaggio in Iran si concentra sulle minorane etniche del Paese (turkmeni, kurdi, baluchi). Per apprezzare le sue belle X-Pan, basta fare click qui. Bravo Ale!
What The Duck è una striscia a fumetti online ideata da Aaron Johnson, il disegnatore che racconta le probabilissime avventure di un’anatra fotogiornalista. Per ridere di noi stessi, perché per dirla con Simon Norfolk Part of what I do is I make sure I don’t look very serious – it’s best to look like a harmless dickhead, really, so no one bothers you. You look like a nutter…

© 2007 Aaron Johnson
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Anche nel giornalismo ci sono morti di serie A e B. Alisher Saipov è uno di serie B. Ieri l’hanno ammazzato a soli ventisei anni con tre colpi di arma da fuoco all’uscita del suo ufficio nella città di Osh, al confine tra Kirghizistan e Uzbekistan. Saipov, fondatore del giornale indipendente Siyosat, aveva più volte criticato il presidente uzbeko Islam Karimov e denunciato le torture inflitte nelle carceri del suo paese e la repressione della dissidenza. L’Uzbekistan figura al 160mo posto (su 169 paesi censiti) del Worldwide Press Freedom Index 2007 stilato da Reporters sans frontières. Per approfondire, il link alla notizia su Ferghana.
Comunicazione di servizio: la giuria del premio TAF per la Fotografia Italiana assegnato nell’ambito del LUCCAdigitalPHOTOfest, composta da Elena Ceratti (Agenzia Grazia Neri , membro del GRIN) Mariateresa Cerretelli (giornalista, Photo-editor di Class, membro del GRIN) e dallo staff di Toscana Arti Fotografiche, ha designato il vincitore dell’edizione 2007 del premio: si tratta di Davide Monteleone, con il lavoro Dusha – Anima Russa.
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Proprio non riesco a essere in sintonia con l’uso del mezzo fotografico come in questo caso. Probabilmente sono omofobo. La cronaca qui.
E’ sempre bello tornare a casa. Il sistema di riscaldamento che si guasta, così da non rimpiangere le rigide temperature bosniache; l’Eurostar in ritardo di tre quarti d’ora, ché al confronto le 4 ore che ci vogliono da Sarajevo a Srebrenica sono un’inezia; e poi questo bell’articolo a firma di Enrico Arosio, a pagina 28 de L’espresso N. 42 in edicola in questi giorni (letto durante il viaggio della speranza a bordo del succitato Eurostar):
FOTOGRAFI DI MODA | Viva la mammaUn’ondata di terribile invidia agita i fotografi di moda. Dopo diciott’anni che nessun italiano ha avuto l’onore di poter firmare la copertina di “Vogue” Italia, perché la direttrice Franca Sozzani privilegia gli stranieri e specialmente l’americano Steven Meisel, ecco la sorpresa. A settembre su “L’Uomo Vogue”, l’altra testata di cui la Sozzani da alcuni mesi ha assunto la direzione, e dove l’embargo è meno rigido, la direttrice esterofila concede finalmente una copertina a un fotografo italiano. Un bel ritratto, molto incisivo, del regista Tim Burton mascherato. E chi è il fortunato prescelto? Un ragazzo di 25 anni appena: Francesco Carrozzini, milanese. Figlio unico amatissimo di Franca Sozzani. Potrà ben dire: viva la mamma.
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… Sarajevo. Una specie di vacanza, finalmente. Vado a fare il giapponese ten years later. Più o meno. Via da questa Milano stagnante e straniante, comunque. Ne discutevo ieri sera con Nanni Fontana, costretto a 50 giorni di convalescenza (riprenditi presto, ci si vede quando torno), dato che l’autista di un furgone ha avuto la bella idea di fargli il rosso e tirarlo sotto. Consiglio di dare un’occhiata al suo bel sito o, eventualmente, di comprare una sua foto qui. Se non ci si aiuta fra noialtri dalla pellaccia dura… Sayōnara a tutti.
Premesso che questa è una segnalazione assolutamente disinteressata e che non ricevo emolumento alcuno per farla, consiglio di leggere The Fixer | Rischiare la vita per una notizia, di Ayub Nuri per il New York Times, storia di copertina del numero di Internazionale in edicola questa settimana.
Ci mancava solo questo. Tanto per dare lustro alla categoria dei fotografi. Venghino siôri venghino. Beh, la contronotizia del giorno è la seguente (sempreché la passionale tristezza della Veronica non vi abbia obnubilato): ieri almeno 40 civili sarebbero stati trucidati a Muhajiriyah, un villaggio del Darfur (fonte: AGI). E ancora: Le forze armate sudanesi (Fas) stanno ammassando mezzi e uomini in almeno sei centri del nord del Darfur in vista di un attacco alla vigilia dell’apertura dei negoziati di pace di Tripoli, il 27 ottobre. Cosa? Sono già 4 anni che si ammazzano? Quindi non è una notizia [...] Oggi ho scoperto Eyes on Darfur. Avvalendosi della tecnologia di Google Earth, offre una sconvolgente vista comparativa tra il prima e il dopo gli attacchi c.d. hit ‘n burn operati nei villaggi del Darfur. Sembra un videogioco folle. Ma è solo una tessera reale di un conflitto che ha causato almeno 300 mila morti, 200 mila rifugiati e 2 milioni di sfollati. Una delle risorse online più complete per approfondire questo scenario è Italian Blogs For Darfur. Si può anche sottoscrivere un appello per spronare i maggiori media italiani a dare maggiore spazio al Darfur e alle crisi umanitarie nel mondo. Per chi volesse vedere delle fotografie, consiglio il reportage di Mario Ruiz per Zuma Press.
Per caso mi sono imbattuto in questo sito. Alcune immagini sono piuttosto forti. Se preferisci, puoi consultare la guida ai programmi TV di questa sera e arrovellarti se scegliere tra Gente di Mare 2 o Ciao Darwin. Se invece ti va di conoscere l’esperienza in Iraq di uno dei più apprezzati fotogiornalisti di guerra, butta il telecomando e guarda questa intervista a Stanley Greene.
Si è spenta venerdì scorso a Parigi, dopo oltre tre mesi di sofferenza Alexandra Boulat, probabilmente la più rappresentativa conflict - photographer contemporanea; era stata colpita da un aneurisma cerebrale nel giugno scorso, mentre si trovava in Israele per lavoro. Sottoposta a un intervento chirurgico, era stata successivamente rimpatriata in Francia. Figlia di Pierre e Anne Boulat - rispettivamente fotogiornalista del mitico Life e fondatrice dell’agenzia fotografica Cosmos - esordì con Sipa per poi dar vita con altri al collettivo VII. Alexandra Boulat ha documentato la guerra nell’ex Jusgoslavia, il conflitto israelo - palestinese, la guerra in Iraq, la caduta dei Talebani in Afghanistan. Negli ultimi due anni ha vissuto a Ramallah | Cisgiordania per raccontare l’universo di Hamas. Parte del suo lavoro si può vedere qui, qui, qui e qui. Fino al 13 ottobre sarà possibile apprezzare presso la Galleria Grazia Neri di Milano MODEST | DONNE IN MEDIO ORIENTE, ultimo grande reportage della Boulat, un percorso nella vita quotidiana delle donne musulmane alla luce dei precetti dell’Islam. RIP.
Il Daily Mail ha pubblicato degli scatti che ritraggono la Principessa Diana qualche momento prima dell’incidente che ne causò la morte, la notte del 31 agosto 1997 a Parigi; le foto erano state in precedenza acquisite in sede processuale. Studio Aperto dal canto suo ha trasmesso un video in cui mostra le foto della camera da letto della sfortunata Chiara Poggi. Foto uscite su Libero, assieme ai verbali dell’omicidio. Un bello stupro mediatico in differita. Quale beneficio potrà mai trarre la società civile dall’esibizione di feticci del genere? Esiste un limite ultimo alla pornografia vestita dei media? Che non si invochi il diritto di cronaca, santoddio. Che fine ha fatto il dovere di cronaca, che so, riguardo ai 173 militari italiani reduci dai Balcani che sono malati di tumore (beh il nesso eziologico non è provato, ehy cowboy fatti i cazzi tuoi e ingurgita un po’ di gossip)? Che dire del senso del pudore del lettore medio, davvero sarà interessato a vedere gli occhi sgranati dell’autista Henry Paul, il volto sorpreso della guardia del corpo Trevor Rees e il caschetto biondo della Principessa, che cerca di nascondersi ai flash dei paparazzi? Proverà gusto nel distinguere la marca di biancheria intima di una ventenne assassinata, buttata su un letto? Mary dalla Virginia commenta le foto sul sito del Daily Mail in questo modo: Look at the amount of flash the driver has to contend with! These photographers are causing accidents with there reckless behavior. They should not be allowed to hound people, especially in motor vehicles. E’ un mondo che va à rebours. E ce lo meritiamo.
Secondo certuni in Italia i fotogiornalisti dovrebbero lavorare gratis. Leggi qui.
Stuart Franklin, presidente di Magnum, ha escluso nel modo più categorico la stipula di un contratto la cui prestazione in oggetto sarebbe dovuta essere una serie di riprese fotografiche del Parco Olimpico di Londra, sede della XXX Olimpiade da qui a poco meno di cinque anni. L’Olympic Delivery Authority, infatti, avrebbe preteso ogni diritto sulle immagini e ogni copyright ad esse associato; avrebbe richiesto di astenersi dal realizzare qualsivoglia condotta commissiva | omissiva che potesse metter in difficoltà o ledere l’immagine degli sponsor principali della manifestazione; avrebbe infine arrogato il diritto di alterare, modificare, adattare le fotografie alla bisogna del caso. Al che Franklin avrebbe risposto: The entire raison d’etre of Magnum is to retain both authorship and copyright of our work. This right was fought for 60 years ago at the time of our inception, ma soprattutto The contract is more applicable to the construction of low cost housing than the building of a national legacy for the Arts. Sono cose che fanno bene allo spirito.
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Shh… Shh…
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